martedì 26 novembre 2013

Piccole Matilda crescono...

Ho aspettato tutto il giorno affinché finisse questa giornata. La giornata che viene ricordata come quella contro la violenza sulle donne. L'argomento mi sta molto a cuore, ma siccome ci sono tante ragazze al mondo che sull'argomento possono scrivere per giorni interi io oggi preferisco parlare di roba leggera, che comunque riguarda il soggetto principale della giornata: la donna.
Penso che chi mi leggerà avrà visto o magari letto, almeno una volta nella vita, Matilda.
Matilda è un personaggio di un libro di Roald Dahl, ma sono certa che la gran parte di voi la conosca per il film, Matilda 6 mitica. Matilda è un personaggio che mi è sempre stato a cuore, un po' perché era speciale in quanto era solo una bambina con poteri speciali, un po' perché quando ero bambina ci somigliavo tanto. Siccome la giornata che è trascorsa è la giornata della violenza sulle donne, penso a Matilda perché è un personaggio che è riuscito a riscattarsi dalla sua famiglia che non la considerava perché era una bambina diversa, una bambina che amava la lettura, che sapeva fare tantissimi conti senza l'ausilio delle mani, quasi indipendente, insomma torniamo al punto che l'istruzione è il vero mezzo per uscire dal tunnel della violenza, della sottomissione. Se nel mondo ci sono ancora tante donne che sono schiave, sottomesse e perché queste non possono accedere all'istruzione, non possono essere donne indipendenti. Quasi una settimana fa, esattamente il 20 novembre, è stato dato il Premio Sakharov (che sarebbe il premio per la libertà di pensiero) dal Parlamento Europeo a Malala Yousafzai. Avrei voluto che quest'anno il Premio Nobel per la Pace lo vincesse lei, ma va bene così. Malala ormai nel mondo è conosciuta per la sua lotta, e per la sua voglia di riscattarsi dal regime dei talebani che impedisce a lei e alle altre donne di studiare con un editto.
Sono fortunata a vivere in Occidente, ma non abbastanza, perché vivo in Italia, un Paese che secondo i dati OCSE lavorano solo il 47% delle donne contro una media europea del 60%, ma la cosa più impressionante è che queste donne lavorano più degli uomini, le donne italiane lavorano più delle altre donne europee, con una media di 326 minuti in più contro una media europea di 130 minuti. Non sono fandonie, le donne in Italia hanno sostituito lo Stato Sociale, badano alla casa, alla famiglia più dei loro mariti/compagni. Un Paese che non investe nelle donne ha forse il merito di chiamarsi Paese Civile? Potremmo tutti tranquillamente usare l'alibi della crisi economica mondiale, ma in Italia è sempre stato così, manca proprio la base culturale. Però qualche risultato l'abbiamo ottenuto: In Italia sempre più donne si laureano, sempre più donne diventano medico, avvocato, ministro...è questo ci fa piacere, fa piacere che piccole Matilda crescono. Ma la crescita si sa, deve portare a un fine, e spero che in Italia le donne riescano ad affermarsi non perché ce lo chiede l'OCSE, l'Unione Europea, le Nazioni Unite ma perché è un diritto che ci spetta, perché il Paese può migliorare, e non usare la nostra forza-lavoro sembra più una questione legata all'ideologia, che allo spreco intellettuale.

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